mag 7, 2009
Spaccati di vita bolognese tra cinesi, battone e fattorini
Sono le 18.30. Sono appena arrivato a casa dopo una lunga giornata lavorativa.
Il tempo è splendido: c’è il sole (finalmente), fa caldo ma non troppo, insomma finalmente è primavera inoltrata.
Decido quindi di prendere la mia fantastica mountain bike e andare a fare un giro. Sto per uscire senza meta, ma poi mi viene in mente che non ho più DVD e allora punto verso la Comet di Via Michelino, tanto non è lontana da casa mia.
Pedalo, pedalo, pedalo. Il viaggio di andata scorre via tranquillo: mi godo l’aria tiepida in faccia (piumini dei pioppi a parte) e l’iPod sembra assistermi mettendo in stecca una serie di canzoni fantastiche, proprio da bici.
Ormai sono arrivato. Dalla Fiera escono tutti gli espositori incravattati, macchinone giganti e facce stanche.
Entro alla Comet, faccio tutte le mie cose ed esco.
Inforco la bici, che nel frattempo qualche stronzo mi ha buttato per terra, ma poi penso che siamo a Bologna e va già bene che la bici c’è ancora…
Inizio con pedalare con calma verso casa. Il sole sta calando, il cielo stasera è fantastico.
Ripasso dietro i padiglioni della Fiera e vedo che si è fermato un camper a bordo strada. Sto quasi per avvicinarmi per chiedere se hanno bisogno di informazioni, quando un ragazzo in scooter mi anticipa: si ferma, si toglie il casco e nel mentre la ragazza apre la portiera.
Soccia, come si dice a Bologna, è tutta scosciata e con le tette al vento. Soccia… se si sono evolute anche le battone! Chissà se ha messo la residenza sul camper. Si sa, fatta la legge scoperto l’inganno.
Con un sorriso continuo a pedalare, la media è buona per non essere neanche vestito da ciclista. Finalmente torno sulla pista ciclabile che prevedere anche un piccolo tunnel sotto la ferrovia. Faccio un po’ di slalom e a momenti investo un tipo fermo all’imbocco del tunnel. Metto a fuoco. Scorro con gli occhi verso l’alto,
torno verso il basso e mi fermo sulle mani. Si sta facendo una pera sulle vene di una mano. Guardo meglio: ha anche un casco appoggiato per terra e lo scooter parcheggiato qualche metro più in là. Ma soccia.
Continuo come niente a pedalare e rientro in zona Chinatown in salsa bolognese. Capannoni con scritte cinesi incomprensibili giganti sono un po’ ovunque. Ormai non ci faccio più caso, è quasi un anno che abito qui e i Cinesi non hanno mai fatto casino. Stasera però mi cade l’occhio nel cortile di uno di questi capannoni e vedo questa ragazza di colore in abiti succinti che si asciuga la faccia con una salvietta di carta e torna in direzione Via Stalingrado. Non ci posso credere. I Cinesi prestano il bagno alle battone. Scoppio a ridere. L’ipod suona Wrong dei Depeche. Soccia.
Sarò strano, ma a me Bologna piace. Anche per questo.
Allego, per i più curiosi una mappa dei miei incontri:










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